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Regole fondamentali per lo sviluppo della traccia nella redazione del Parere Motivato.

 

Molto importante è ricordarsi di portare, oltre ai codici commentati con la giurisprudenza, anche dei codici non annotati (meglio le edizioni tascabili). Si riveleranno utili per una prima e rapida ricerca delle norme applicabili al caso di specie. E' utile anche portarsi un dizionario, per non correre il rischio di commettere errori di ortografia!

Dopo una prima ed attenta lettura della traccia (che non dovrebbe durare meno di 30 o 40 minuti) ed una prima sottolineatura delle parole chiave e dei concetti per i quali si ritenga utile un approfondimento nel codice commentato, occorre individuare, prima di iniziare a scrivere alcunché, gli istituti giuridici coinvolti nella fattispecie. Occorre, inoltre, preparare uno schema che ci guidi nella prossima stesura del parere. Un valido esempio di schema è suddiviso in:

  • Riassunto della vicenda;
  • Istituti giuridici rilevanti;
  • Approfondimento degli istituti giuridici;
  • Giurisprudenza;
  • Soluzione al caso concreto;

Ovviamente, nel caso in cui vi sia un contrasto giurisprudenziale, la sezione della giurisprudenza andrà divisa in 2 parti: I giurisprudenza contraria, II giurisprudenza favorevole e maggioritaria.

 

Cosa fare quando la traccia ci chiede di premettere brevi cenni?

 

"Il Candidato, assunte le vesti del difensore di Tizio (Caio, Sempronio, Mevio etc.), premessi brevi cenni in merito a ... , rediga motivato parere".

 

Quasi sempre il quesito di esame di avvocato ci chiede di premettere brevi cenni relativi ad un qualche istituto giuridico. Purtroppo assolvere a tale richiesta è praticamente un obbligo. Se si omettessero detti cenni, infatti,  si correrebbe il rischio di una valutazione negativa sul punto; d’altra parte la narrazione di questi cenni rischia di impegnarci per molto tempo prezioso, facendoci altresì correre il rischio di andare fuori tema!

L’obbligata soluzione al predetto dilemma è quella di inserire i cenni nella premessa, immediatamente dopo una breve introduzione sui fatti in discussione, e di farli effettivamente brevi (al massimo metà facciata).

 

Individuati gli istituti e premessi i “brevi cenni”, si potrà procedere a ricercare nella giurisprudenza riportata nei codici commentati la sentenza ritenuta risolutiva. È bene ricordarsi che anche se più sentenze sembrano calzare perfettamente al caso di specie, una soltanto è quella risolutiva che ha, tra l’altro, ispirato i commissari nella formulazione del quesito d’esame. Se non riesci a trovare una sentenza che calzi perfettamente al caso in esame o se non sei sicuro/a al 100% di quella che pensi di utilizzare, non disperare. La sentenza diverrà nota molto presto in aula; e se non si trova nei tuoi codici commentati, la troverai sicuramente in quelli di qualche tuo collega che te li presterà volentieri.

Nella scelta delle sentenze giocano una notevole importanza le sentenze pronunciate a Sezioni Unite delle quali, però, va verificata l’attualità anche per dirimere un eventuale contrasto tra più pronunce.

Rispetto ad una sentenza più risalente nel tempo potrà risultare preferibile citare una sentenza più recente; se non ci sono sentenze recenti, si potrà presumere che l’orientamento successivo sia conforme al precedente.

 

Massime giurisprudenziali contrastanti: citarle o non citarle?

Le massime contrastanti rappresentano esattamente le possibili obiezioni che, anche nella pratica, bisogna contrastare.

Nella stesura del parere motivato la loro presenza ci aiuta notevolmente nell’articolazione successiva dei diversi cambi di direzione della giurisprudenza; ma la loro vera funzione è quella  di poter prospettare all’ipotetico signor Tizio o signor Caio le possibili alternative o le diverse conseguenze cui potrebbero andare incontro.

 

Chiaro, ma come lo concludo il parere?  

Beh, la risposta a questa domanda non può essere univoca. Anche perché molto spesso non è univoca neanche la giurisprudenza di riferimento sul punto controverso della traccia d’esame.

Un metodo per concludere abbastanza neutrale, ma non per questo poco efficace, che, tra l’altro, ci hanno insegnato alla Scuola di Specializzazione è quello di rivolgerci direttamente all’ipotetico sig. Tizio o Caio rappresentandogli la possibilità di ottenere un esito favorevole (o sfavorevole) della propria vicenda nel caso in cui la Corte adita aderisca alla giurisprudenza maggioritaria; un diverso esito nel caso invece la Corte adita scelga tutt’altro orientamento (di cui abbiamo fatto opportuna menzione nel contesto).

Ricorda che le ultime due ore sono per la rilettura e la copiatura e l'eventuale correzione! Se non ti risulta scorrevole quello che hai scritto, non lo sarà neanche per il commissario che poi lo correggerà!

 

Ho chiesto ad un commissario una possibile linea difensiva e lui mi ha risposto con una tesi completamente contraria alla mia, scarna anche, di giurisprudenza. Cosa devo fare?

Questa è una situazione difficile che, tra l’altro, metterebbe in crisi chiunque! Accettare un consiglio da un commissario, del quale non si conosce la specializzazione, potrebbe essere infatti, come giocare d’azzardo. Ci potrebbe, infatti, suggerire una soluzione al quesito ed un orientamento talmente minoritario e poco condivisibile tale da portarci fuori tema o, peggio, farci sbagliare l’istituto giuridico di riferimento.

Basta pensare al caso in cui un noto penalista ci consigli una determinata strategia difensiva in ambito di separazione consensuale dei coniugi! Potrebbe aver ragione o torto. Io non correrei il rischio.

 

 

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